Il Mistero del Corpo e Sangue di Gesù. L’ingresso di Gesù nella
nostra realtà di uomini, il suo prendere la nostra condizione di
corpo e sangue, è una tale novità in tutta la storia del creato,
che non riusciamo mai a comprendere a pieno: è un mistero
profondo, che ci fa sentire il limite della nostra intelligenza e ci
invita all’adorazione ed allo stupore. La liturgia parla proprio
dello” stupore di tutto il creato” per l’opera che compie Dio:
non è l’uomo che va a Dio, ma è Dio che per sola sua decisione
entra, si abbassa, si umilia alla storia dell’uomo. È questo il
fatto di gran lunga il più importante di tutta la storia dell’uma-
nità. Fermiamoci un istante e riascoltiamo quello che ci dice la
parola e l’insegnamento della Chiesa. La stessa pietà popolare
ha qualcosa da ricordarci: la processione del Corpus Domini in-
fatti è l’Eucaristia che passa tra le nostre case, che viene a tro-
varci, ad affiancarsi alla nostra vita, nei nostri problemi, nelle
nostre sofferenze.
                                                            Veglia di preghiera
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nel grande discorso nella sinagoga di Ca-
farnao, Gesù, annunciasti la grande e sconvolgente realtà del tuo Corpo e del tuo Sangue, pane
unico del cielo dato dal Padre come nutrimento capace di dare a noi la vita e la salvezza. Non
desti spiegazioni e non mostrasti tentennamenti di fronte allo scandalo di molti che se ne anda-
rono dicendo che la cosa era impossibile e con grande forza affermasti “Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. Signore Gesù, sostieni la nostra fede, fa che la no-
stra mente e il nostro cuore si aprano ad accoglierti. Sii tu il nostro cibo e la tua presenza in noi
non venga mai meno. Lo chiediamo a Te che vivi e regni per tutti i secoli. Amen
Canto
Volendo parlare della Carità, Papa Benedetto XVI in una sua Esortazione Apostolica centra il
suo discorso sulla Eucaristia come espressione somma dell’amore di Dio. Gesù stesso ci dice: non
c’è un amore più grande di chi dà la vita, di chi consegna il suo Corpo e il suo Sangue gratuita-
mente, per amore.
Dall’Esortazione Apostolica “Sacramentum Caritatis” di Benedetto xVI
La santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio
per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta “l’amore più grande” quello che spinge a
“dare la vita per i propri amici”. Gesù infatti, “li amò fino alla fine. Con questa espressione, l’Evan-
gelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla Croce per noi,
messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù
nel Sacramento eucaristico continua ad amarci “fino alla fine” fino al dono del suo corpo e del suo
sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Si-
gnore durante questa Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eu-
caristico! […] Gesù nell’Eucaristia dà non “qualche cosa” ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa
il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di
questo amore. Egli è l’eterno Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo Gesù dice: “Il Padre mio vi
dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è Colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” ed
arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: “Io sono il pane
vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).
Con immensa gratitudine e con fede sincera preghiamo con S. Giovanni Paolo II
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno dell’umanità in cammino sulle strade del tempo!
Tu, parola vivente del Padre infondi fiducia e speranza in quanti cercano il senso vero della loro
esistenza.
Tu, pane di vita eterna, nutri l’uomo affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.
Rimani con noi, parola vivente del Padre e insegnaci parole e gesti di pace: pace per la terra con-
sacrata dal tuo sangue e intrisa dal sangue di tante vittime innocenti; pace per i paesi del Medio
Oriente e dell’Africa dove pure tanto sangue continua ad essere versato; pace per tutta l’uma-
nità, su cui incombe il pericolo di guerre fratricide. Rimani con noi pane di vita eterna, spezzato
e distribuito ai commensali: dà anche a noi la forza di una solidarietà generosa verso le moltitu-
dini che ancor oggi soffrono e muoiono di miseria e di fame, decimate da epidemie letali o pro-
strate da immani catastrofi naturali. Per la forza della tua resurrezione siano anch’esse resi
partecipi di una vita nuova.
Anche noi, uomini e donne del terzo millennio, abbiamo bisogno di Te, Signore risorto! Rimani con
noi ora e fino alla fine dei tempi. Fa che il progresso materiale dei popoli non offuschi mai i valori
spirituali che sono l’anima della nostra civiltà. Sostienici ti preghiamo. Nel nostro cammino. In te
noi crediamo, in te speriamo, perché “tu solo hai parole di vita eterna”. Resta con noi, Signore!
Canto
La rivelazione del mistero del Corpo e Sangue di Gesù avviene a Cafarnao in un incontro- scontro con
le persone riunite nella sinagoga. Gesù aveva preparato l’ambiente con il miracolo della moltiplicazione
dei pani e dei pesci per sfamare la gente che lo aveva seguito per tutta la giornata. Gesù voleva far
capire che il vero nutrimento dell’uomo, il senso pieno del suo esistere, può venire solo da Dio.
Dal Vangelo Secondo Giovanni
Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo, ti crediamo? Quale opera fai? I nostri
padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Djede loro da mangiare un pane
dal cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal
cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che
discende dal cielo e dà la vita al mondo. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”.
Gesù rispose loro: “io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non
avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il
Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal
cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà
di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto lui mi ha dato, ma lo risusciti nell’ul-
timo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in Lui
abbia la vita eterna; e io lo resusciterò nell’ultimo giorno. Allora i giudei si misero a mormorare
contro di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. E dicevano: “Costui non è
forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può
dire: ”sono disceso dal cielo“ ? Parola del Signore!
Nella Chiesa fin dall’antichità si sono sviluppate varie forme di preghiera con una meravigliosa
capacità creativa. Ad esempio nella Chiesa di rito bizantino c’è una forma di preghiera detta
“akathistos” cioè “da fare in piedi”. Si tratta di una preghiera solenne, cantata, poetica, rivolta
a Gesù Cristo o alla Madonna partecipata da tutta l’assemblea.
Ne prendiamo alcune strofe:
Gesù, vincitore dell’Inferno, poiché ci hai salvato dalla morte eterna cantiamo la tua lode, noi
tue creature, tuoi servi. Tu la cui misericordia è senza limite, liberaci oggi ancora da ogni peri-
colo: Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di noi!
Gesù, bellezza luminosa, stupore degli angeli, forza invincibile, dolcezza immensa tu sei da sem-
pre, salvezza dei peccatori!
Quando hai visto la vedova affranta dal dolore, ne hai avuto pietà, Signore, e hai risuscitato suo
figlio che stavano portando alla sepoltura. Allo stesso modo, tu che ami gli uomini, abbi pietà di
tutti i giovani che combattono sotto il pericolo della violenza delle armi.
Gesù, nella ricchezza della tua misericordia hai chiamato pubblicani e peccatori, così ora volgiti
verso di noi che siamo come loro e accetta la nostra invocazione: Figlio di David, abbi pietà di
noi!
Il cieco ti sentì passare, Signore, e si mise a gridare: “Figlio di Davide, abbi pietò di me!”. Chia-
matolo, tu gli ridesti la vista. Allo stesso modo, nella tua tenerezza, ti diciamo: Gesù redentore
degli uomini rinfranca la nostra anima, illumina la nostra intelligenza, colma di gioia il nostro
cuore.
Hai spezzato il tuo corpo per noi, hai versato tutto il tuo sangue, Signore Gesù, non abbandonarci
mai, resta nella nostra barca anche quando flutti minacciosi sembrano affondarla.
Canto
Nela solennità del Corpo e Sangue di Gesù Cristo Papa Leone XIV ha fatto una omelia nella ce-
lebrazione eucaristica nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Ne riascoltiamo alcuni stralci.
La carità non è un sentimento vago: attinge al Corpo e al Sangue di Gesù. La vita di Gesù che in-
vade la nostra vita, ci comunica la vita di Cristo e noi assumiamo la sua stessa missione: comuni-
care l’amore di Dio, amando come Gesù ama. Il Vangelo ci racconta che le folle rimanevano ore
e ore con Lui che parlava del Regno di Dio e guariva gli ammalati. La compassione di Gesù per i
sofferenti manifesta l’amorevole vicinanza di Dio, che viene nel mondo per salvarci. In quel luogo
deserto, dove le folle hanno ascoltato il Maestro, scende la sera e non c’è niente da mangiare…
Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i
suoi discepoli a prendersene cura… Per moltiplicare pani pesci, Gesù divide quelli che ci sono.
Questa è la logica che salva il popolo affamato: Gesù opera secondo lo stile di Dio, insegnando a
fare altrettanto. Oggi, al posto delle folle ricordate dal Vangelo stanno interi popoli, umiliati
dall’ingordigia altrui più ancora che dalla propria fame. Davanti alla miseria di molti, l’accumulo
di pochi è segno di una superbia indifferente, che produce dolore e ingiustizia. Anziché condi-
videre, l’opulenza spreca i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Specialmente in questo anno
giubilare, l’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio. Salvando
le folle dalla fame, infatti, Gesù annuncia che salverà tutti dalla morte. Questo è il mistero della
fede, che celebriamo nel sacramento dell’Eucaristia. Cristo è la risposta di Dio alla fame del-
l’uomo.
Continuiamo la nostra meditazione su un altro testo stupendo di Papa Francesco. L’Eucaristia è
la fonte della missione: Gesù che dà il suo Corpo, la sua vita e il suo Sangue ci spinge alla carità,
ad amare come ama Lui. Far incontrare Gesù Cristo con le persone è la carità più grande, è l’amore
più importante che procura il vero nutrimento per la vita e per la salvezza.
Dalla Enciclica “Dilexit nos” di Papa Francesco
Il Signore Gesù ti manda a diffondere il bene e ti spinge da dentro. Per questo ti chiama con
una vocazione di servizio: farai del bene come medico, come madre, come insegnante, come sa-
cerdote. Ovunque tu sia, potrai sentire che Lui ti chiama e ti manda a vivere questa missione
sulla terra. Egli stesso ci dice: ”Vi mando”. Questo fa parte dell’amicizia con Lui. Perciò, affinché
tale amicizia maturi, bisogna che ti lasci mandare da Lui a compiere una missione in questo mondo,
con fiducia, con generosità, con libertà, senza paure. Se ti chiudi nelle tue comodità, questo non
ti darà sicurezza, i timori, le tristezze, le angosce appariranno sempre. Chi non compie la propria missione su questa terra non può essere felice, è frustrato. Quindi è meglio che ti lasci inviare, che ti lasci condurre da Lui dove vuole. Non dimenticare che Lui ti accompagna Non ti getta nell’abisso e ti lascia abbandonato alla tue forze. Lui ti spinge e ti accompagna. Lo ha promesso e lo
fa: “Io sono con voi tutti giorni” (Mt 28,20). In qualche modo devi essere missionario, missionaria,
come lo furono gli Apostoli di Gesù e i primi discepoli, che andarono ad annunciare l’Amore di
Dio, andarono a raccontare che Cristo è vivo e vale la pena di conoscerlo […] .. Questa è anche
la tua missione. Ognuno la compie a modo suo, e tu vedrai come potrai essere missionario, mis-
sionaria. Gesù lo merita. Se ne avrai il coraggio, Lui ti illuminerà. Ti accompagnerà e ti rafforzerà,
e vivrai un’esperienza preziosa che ti farà molto bene. […] Non smettere di vivere la gioia di
cercare di comunicare l’amore di Cristo agli altri.
Concludiamo la preghiera pregando insieme come Gesù ci ha insegnato: Padre nostro.
Con sincerità scambiamoci la Pace e con grande umiltà chiediamo a Maria, nostra Madre, di in-
tercedere la Pace per tutto il genere umano (un momento di preghiera silenziosa per invocare in
particolare la Pace sulla Palestina, sull’Ucraina, sulla Siria, sul Congo).
E su tutti noi scenda la Benedizione di Dio: il Signore ci benedica e ci custodisca; mostri a noi il
suo volto e abbia misericordia di noi; rivolga verso di noi il suo sguardo e ci dia pace; il Signore
ci benedica.
Canto finale