Ecologia per la cura della casa comune

14 maggio 2016 | pubblicato in: Incontri 2016 | commenti: Commenta questo articolo

 

 

Il 4 marzo u.s. per le classi terze della Scuola Media “Istituto Fanelli” di Ostia, per iniziativa della Parrocchia di Sant’Aurea e con la collaborazione di Patrizia Ducato (FFFJ) responsabile del settore giovani, ha avuto luogo una tappa delle Missioni al Popolo con la Giornata dedicata ai giovani. Sono intervenuti Mons. Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Roma, sul senso della responsabilità nella crescita, e Lucia Baldo della Equipe formativa della Fraternità Frate Jacopa. Riportiamo una sintesi della relazione di quest’ultima sull’ecologia interpretata alla luce della Laudato si’.

 

ecologia“Ecologia” è una parola oggi molto in voga, ma non è sempre stato così. La prima volta che venne introdotta nel linguaggio fu nel 1866 grazie al biologo tedesco Heckel. In Italia è stata diffusa specialmente per merito del grande biologo Girolamo Azzi intorno all’anno 1930. Quindi è un termine abbastanza recente, nato dal mondo biologico di cui all’inizio indicava una branca che studiava il rapporto tra gli organismi viventi e l’ambiente circostante, mentre l’uomo rimaneva un osservatore esterno, apparentemente non coinvolto nell’indagine. Ma negli ultimi tempi, per l’effetto serra provocato dai gas inquinanti (metano, ossido d’azoto, anidride carbonica, gas di teflon…) emessi a causa del traffico, dell’industria, dell’agricoltura industriale, del riscaldamento, del permafrost in via di scioglimento… la parola “ecologia” ha assunto un’importanza fondamentale, poiché tutti ci sentiamo minacciati dai cambiamenti climatici che stanno innalzando sensibilmente le temperature. Per fortuna la conferenza di Parigi del dicembre 2015 ha aperto alcuni spiragli che, se saranno confermati, fanno sperare per il futuro.

La parola “ecologia” deriva dal greco e significa “casa” (oikos) e “discorso, attenzione” (logos). L’accostamento dell’ambiente alla casa, suggerito dall’etimologia della parola, fa pensare a un rapporto di cura, di custodia, di protezione nei confronti del mondo animale, vegetale e umano che ci circonda e da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza. La parola “casa” fa pensare anche alla famiglia che si fonda su valori come il rispetto, la gratuità, la solidarietà, la reciprocità. Dalla casa domestica abitata dalla famiglia, si passa, senza soluzione di continuità, alla casa comune abitata dalla famiglia umana che popola la terra.

All’interno della famiglia umana le relazioni non devono essere mercificate e il profitto, pur necessario per promuovere il commercio come luogo di incontro, di scambi e di confronto tra le diverse culture, non deve essere massimizzato come lo è quello prodotto dal capitale in cui i bisogni dei singoli lasciano spazio all’avidità e al consumismo di pochi che distruggono l’ambiente e le vite di chi lo popola.

Per esempio nel villaggio di Plachimada nel Kerala, una regione a sud dell’India, nel marzo 2000 lo stabilimento della Coca-Cola era stato incaricato di produrre 1224000 bottiglie di bevande al giorno. Il consiglio del villaggio locale aveva rilasciato un permesso con riserva che autorizzava l’installazione di un impianto a motore per attingere acqua alla falda acquifera sotterranea. Tuttavia la Coca-Cola prese a estrarre un milione e mezzo di litri di acqua potabile al giorno. Il livello della falda acquifera cominciò a calare, passando da 45 a 150 metri di profondità.

Gli indigeni e i contadini denunciarono l’indiscriminata installazione di un gran numero di pozzi per l’estrazione dell’acqua, che mettevano a repentaglio le riserve e il fabbisogno idrico quotidiano con gravi danni per la coltivazione dei campi. Anche le sorgenti d’acqua potabile, i corsi d’acqua, i bacini e le cisterne della zona restarono coinvolti. Ma la Coca-Cola riuscì anche a inquinare quello che non era riuscita a sottrarre. Durante la stagione delle piogge, i rifiuti che la società aveva abbandonato di fronte allo stabilimento si dispersero contaminando le risaie, i canali di irrigazione, i pozzi.

L’acqua in una regione in cui era sempre stata abbondante, non era più potabile. Allora le donne decisero di presidiare i cancelli dello stabilimento. Il loro movimento ottenne un interesse internazionale per il sostegno dato loro da attivisti come Vandana Shiva. Il consiglio locale fece causa alla società. Il 17 febbraio 2004 il governo del Kerala messo alle strette dalla protesta popolare e dalla siccità, dispose la chiusura dello stabilimento. In tutta l’India si diffuse la campagna “Coca-Cola e Pepsi fuori dall’India” e centinaia di scuole e di università si dichiararono “Coke-Pepsi immuni”.

La condizione di vita dei contadini è peggiorata ovunque a causa della globalizzazione.

L’imposizione dei semi sterili prodotti dalla Monsanto e imposti anche in Europa, ha messo in gravi difficoltà soprattutto i contadini più poveri che non possono permettersi di comprare questi semi, lanciati in fretta sul mercato e spesso senza una debita sperimentazione, in sostituzione di quelli che gratuitamente per millenni avevano garantito il raccolto per la stagione successiva. I nuovi semi resi sterili volutamente perché non possano essere riutilizzati, richiedono l’uso massiccio di pesticidi che avvelenano l’aria e il suolo, favoriscono l’instabilità del clima e assorbono una quantità d’acqua dalle cinque alle dieci volte superiore rispetto a quella delle coltivazioni organiche.

Inoltre l’agricoltura industriale produce una tendenza alla monocoltura che distrugge la biodiversità, ovvero la specificità dei metodi di coltivazione che si sviluppano nelle diverse zone e che privilegiano le specie che meglio si adattano alle caratteristiche dell’ambiente. Invece la monocoltura dell’agricoltura industriale seleziona le qualità di riso o di grano rispondenti alle richieste del mercato che, però, sono più facilmente attaccabili dalle malattie delle piante procurate dai parassiti.

Per ovviare a questo problema causato dalla tecnica, si è fatto ricorso al tecnicismo (ricorrere alla tecnica per far fronte ai danni da essa provocati), per esempio inserendo nella pianta di mais un gene in grado di produrre tossine che uccidono i parassiti delle piante, anche se in percentuali molto basse. Queste tossine colpiscono anche le api che si trovano nella zona disintegrandone la memoria e impedendo loro di ritrovare l’alveare. In Cina un eccesso di veleni ha sterminato tutte le api, costringendo i contadini a comprare il polline secco e ad applicarlo con certosina pazienza, arrampicandosi sulle scale appoggiate alle piante, per fare in un modo goffo e maldestro quello che è sempre stato il compito delle api: impollinare i fiori. Sembra proprio che “la sterilità sia divenuta la cifra delle nostre vite” (S. Tamaro).

Nell’arco di un decennio, in India trentamila contadini sono stati travolti dalla globalizzazione e ben sedicimila nel solo 2004 si sono suicidati perché sommersi dai debiti dovuti all’aumento dei costi di produzione e dal crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, conseguenze dirette della liberalizzazione del mercato e delle sovvenzioni che permettono alle multinazionali di far fronte alle spese elevate di produzione.

Che dire poi della deforestazione selvaggia che ha coinvolto in molti paesi (e non solo in Amazzonia) le comunità che traevano dagli alberi tutto quanto era esboscoloro necessario per vivere: cibo, acqua, foraggio, medicine? Secondo la pratica del land grabbing, alcune terre vengono vendute ad altri governi o ad aziende, senza il consenso delle comunità che vi abitano, per produrre biodisel o cibo per l’esportazione al solo scopo di massimizzare il profitto. A volte restano anche inutilizzate.

In Nuova Zelanda la deforestazione massiccia è avvenuta ricorrendo all’uso di potenti escavatrici che hanno distrutto l’intreccio delle radici, la “trama” che lo tiene unito, causando un’erosione che distrugge la possibilità di ricrescita spontanea del bosco.

Per imparare i metodi di una selvicoltura sostenibile, una commissione di questo paese è stata inviata in Trentino dove vengono selezionate le piante “mature” per il taglio, mediante la scortecciatura, detta “specchiatura”, in modo che il bosco sia diradato là dove può essere rinnovato dalle pianticelle giovani e da quelle solo adulte.

Una buona gestione del territorio difende la vita dei suoi abitanti (animali, piante, uomini) e abbellisce il paesaggio. Ecologia ambientale ed ecologia umana sono strettamente connesse, dando vita ad un’ecologia integrale che è sempre per la vita, mentre le economie e le culture che cercano di sfruttare i deboli abusando delle risorse della terra a scopo di lucro, sono culture di morte.

Se ci sta a cuore fare del nostro pianeta la casa della famiglia umana, non possiamo non sentire il legame profondo che ci unisce gli uni agli altri e che ci correla a madre terra. Se ci rapportiamo alle creature come ai nostri “fratelli” e alle nostre “sorelle”, secondo l’insegnamento di S. Francesco, patrono degli ecologisti, non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo scempio perpetrato ai danni della casa comune, ma dobbiamo impegnarci per costruire insieme un mondo dove poter ancora abitare. Ne va del nostro futuro!

 

Lucia Baldo

 

 

     Decalogo. Per la cura della casa comune    decalogo                         

 

1. Abituati a consumare meno perché il mondo viva di più

2. Evita gli sprechi alimentari e impara a non scartare ciò che può essere riutilizzato e riciclato

3. Impegnati a risparmiare l’acqua perché possa essere un bene fruibile da tutti

4. Non spargere rifiuti a caso, ma introducili negli appositi contenitori, in modo differenziata

5. Adotta un linguaggio e un comportamento rispettoso e cortese verso tutti e aiuta in particolare i tuoi compagni che si trovano in difficoltà

6. Approfondisci con la guida degli insegnanti le tue conoscenze sui problemi dell’ambiente circostante per uscire dall’indifferenza

7. Limita l’uso delle tecnologie digitali per dare spazio al dialogo e all’incontro diretto con gli altri

8. Cerca di conoscere e amare la storia, le tradizioni, la cultura in cui vivi e sii aperto alle culture degli altri, cogliendone i valori

9. Riscopri il gusto di immergerti in un contatto fisico con la natura e considera tutti gli esseri viventi come creature degne di cura e di rispetto

10. Impara a considerare la terra come un giardino in cui abitare e crescere insieme responsabilmente come famiglia umana

 

Decalogo consegnato agli alunni delle III classi della Scuola Media Fanelli, tratto dall’intervento della Prof. Lucia Baldo (Fraternità Francescana Frate Jacopa) nella Giornata per i giovani – Missione Popolare Agostiniana, Ostia 4 marzo 2016

 

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