Essere madri di Gesù

15 luglio 2018 | pubblicato in: Spiritualità Francescana | commenti: Commenta questo articolo

 

 

E’ suggestivo meditare sull’invito rivolto dall’Esortazione “Evangelii Gaudium”a ciascun fedele (cfr. EG 285), affinché generi Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito in un itinerario di fede. Come Maria, anche noi possiamo diventare madri di Gesù.

Si tratta di una maternità spirituale che ci rende “abitazione e dimora” dello Spirito del Signore e ci trasforma se lo lasciamo crescere in noi fino a quando siamo in grado di generarlo al mondo e di testimoniarlo.

Dagli Scritti di S. Francesco si percepisce quanto sia fondamentale, per progredire, l’accoglienza dello Spirito che cambia il senso della nostra vita, come accadde al Santo quando decise di servire il padrone e non il servo (cfr. FF 587).

Da parte sua S. Bonaventura esprime questo rovesciamento della scala dei valori osservando che la nostra affettività malata ha bisogno di essere sanata, cioè ribaltata attraverso un itinerario di fede che ci consenta una vita nuova “accesa da santi affetti”.

S. Bonaventura, nella sua opera: “Le cinque feste di Gesù”, propone all’anima un cammino ritmato dall’annunciazione, dalla nascita di Gesù, dal nome “Salvatore”, dall’adorazione dei Magi, dalla presentazione al tempio. Ognuna di queste feste rappresenta simbolicamente una tappa che scandisce il cammino di conversione dell’“anima pia”.

Dopo aver meditato sulla necessità di un rinnovamento della propria affettività e aver formulato il proposito di una vita nuova, l’anima pia “viene fecondata nello spirito mediante la grazia dal Padre dei lumi…

E che significa questo, se non che … il Padre del cielo in un certo modo rende gravida l’anima con il seme divino e la feconda? Dopo questa santissima concezione… i desideri variano nel cuore per il proposito e l’intento di beni diversi…”.

S. Bonaventura prosegue la sua descrizione osservando che dopo tale concepimento l’anima pia continua il suo itinerario, ossia la sua gravidanza, fuggendo la compagnia di coloro che sono legati ai beni della terra, mentre è attratta e infiammata dalla conversazione con gli “uomini spirituali”. Ascoltandoli e osservando il loro esempio si fa simile a loro nella virtù ed è spronata verso mete sempre più elevate.

Però l’anima pia sul suo cammino può incontrare l’ostacolo dei “consigli venefici dei perversi” che “infondono il terreno dell’empia tiepidezza” e vorrebbero distoglierla da quello che fa, perché ritengono che sia troppo arduo o intollerabile e che offuschi la ragione. Questi consigli ingannevoli impediscono a molti la concezione spirituale o la uccidono facendo estinguere il Figlio di Dio concepito per opera dello Spirito Santo e già formato mediante buoni propositi.

L’anima pia si deve anche difendere dai “diffidenti” che “sconsigliano quelle cose che superano la norma della vita comune, distruggono i santi propositi dell’ispirazione divina…”. Essi sostengono “molto astutamente” che “certi esercizi ascetici s’addicono” ai santi, mentre per gli altri sono solo simulazione ed ipocrisia.

Come non ricordare l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” che esemplifica le tentazioni degli operatori pastorali di oggi?

Il papa osserva che essi possono cadere nell’accidia, nel pessimismo, nel fatalismo, nella sfiducia e possono pensare che le cose non cambieranno mai e perciò è inutile sforzarsi.

In considerazione dei consigli venefici S. Bonaventura suggerisce di fuggirli attraverso la penitenza e di affrettarsi a “giungere felicemente al parto spirituale”.

img120Per il teologo francescano il Figlio di Dio, già spiritualmente concepito, nasce spiritualmente nella mente quando “dopo un valido consiglio, una discussione sufficiente sul da farsi e l’invocazione del patrocinio divino, si mette in pratica il santo proposito; quando l’anima comincia a compiere di fatto ciò che ha meditato a lungo, ma ha sempre temuto di intraprendere, credendosene incapace”. Fu così che S. Francesco, dopo essersi tenuto lontano dai lebbrosi, perché gli sembrava cosa troppo amara avvicinarli, riuscì a stare con loro provando “dolcezza d’anima e di corpo” (FF 110).

È questa l’opera santa che testimonia, lasciandolo trasparire, l’amore di Dio e illumina gli altri in esempio (cfr. FF 178).

Essa è annuncio del Vangelo “non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione” (EG 14).

 

Graziella Baldo

 

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