S. Francesco e lo Spirito Santo

18 marzo 2018 | pubblicato in: Spiritualità Francescana | commenti: Commenta questo articolo

 

 

Lo Spirito Santo rende nuovi

img155-1S. Francesco si propone come l’uomo semplice in perenne cammino di ascolto e di risposta alla voce dello Spirito Santo che rende nuove tutte le cose. Il poverello di Assisi si abbandona totalmente alla forza rinnovatrice dello Spirito presente in lui. Non si compiace mai del cammino fatto, non riposa mai sugli allori, ma si pone nell’atteggiamento di un continuo ricominciare. Alla fine della vita, mentre il suo corpo si disfaceva per le malattie, disse ai suoi frati: “Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, poiché finora poco abbiamo progredito” (FF 1237). Lo Spirito Santo rende nuovi, nonostante i peccati del passato. Apre la primavera della vita anche per i vecchi e per i malati.

Ma quale novità ci porta lo Spirito Santo?

Affidiamoci alla rivelazione che dice: “Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche…». E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…»” (Gen 1, 24-26).

Nell’essere immagine e somiglianza di Dio risiede la specificità dell’uomo rispetto alle altre specie viventi. Ecco la novità!

Il peccato di Lucifero è credere che l’uomo sia dio e non immagine di Dio. Ma senza rimando l’uomo diventa dio di se stesso. Chi si sente forte, perfetto non si chinerà mai allo Spirito Santo. Invece la dignità dell’uomo consiste proprio nel divenire in pienezza “immagine” e “similitudine” di Dio, ascoltando lo Spirito Santo. Chi non compie questo rimando a Dio nel suo operare densifica, opacizza questa sua trasparenza.

Tutta la vita di S. Francesco è stata illuminata dallo Spirito Santo che gli ha indicato come diventare sempre più “immagine” e “similitudine” di Cristo.

Le biografie testimoniano che egli confessava di essere il più grande peccatore del mondo: “Mi sembra di essere il più grande peccatore, perché se Dio avesse usato tanta misericordia con qualche scellerato, sarebbe dieci volte migliore di me” (FF 707).

Oggi noi abbiamo perso la consapevolezza della gravità del peccato, del senso del giudizio. Pensiamo di essere noi l’ultimo soggetto giudicante, proprio perché ci manca il senso del peccato.

Il peccato è di fronte a Dio, all’infinito. Esso è sempre al di là dell’orizzontalità della creatura. Senza infinito, non c’è senso del peccato. Avvertire di essere peccatori dinanzi a Dio è fondamentale, perché ci sollecita a ritornare a Dio per cercare il suo perdono.

Il senso del peccato, così fortemente presente in S. Francesco, è segno della presenza dello Spirito Santo in lui e della forza che sgorga da esso. Possiamo così comprendere perché il santo verso la fine della vita espresse l’intenzione di porre lo Spirito Santo come ministro generale dell’Ordine, anche se non poté farlo nella Regola, poiché questa “era già stata confermata con bolla” (FF 779).

 

Fede e comunione

Senza la presenza in noi dello Spirito Santo non potremmo pregare, non potremmo avere fede. La presenza dello Spirito Santo in noi è in stretto rapporto con la fede, non riguarda la nostra psicologia.

Come Cristo è stato generato per opera dello Spirito Santo (Lc 1,35), così lo si può comprendere solo per opera sua. A Pentecoste gli apostoli si sentono diversi da prima, perché sono in grado di comprendere tutte le lingue, come ricorda Pietro citando il profeta Gioele: “Negli ultimi giorni, dice il Signore: “Io effonderò il mio Spirito sopra di voi” (Atti 2,17).

La Chiesa nasce a Pentecoste quando lo Spirito Santo rivela il Padre e il Figlio. Lo Spirito Santo è colui che rivela la verità tutta intera. Se uno non ha lo Spirito Santo, si può chiudere alla verità.

Lo Spirito Santo è comunione. Gli uomini non possono essere in comunione tra di loro se lo Spirito Santo non li unisce. Ma Egli è anche Colui che unisce il Padre al Figlio e il Figlio al Padre.

Nella Trinità il Padre è in se stesso e anche nel Figlio e nello Spirito Santo, così è per il Figlio che è in se stesso e anche nel Padre e nello Spirito Santo, e per lo Spirito Santo che è in se stesso, ma anche nel Padre e nel Figlio. A questa comunione circolare S. Bonaventura dà il nome di “circumincessio” per indicare un procedere dinamico in circonferenza, a differenza della staticità espressa dal termine “circuminsessio”.

Lo Spirito Santo è Persona, è dinamico, è una forza ignota che agisce nella storia e la agita, che feconda Maria e può fecondare anche il nostro spirito se sappiamo ascoltarlo. Il popolo cristiano ha conosciuto persecuzioni, eresie, decadimenti nella storia, ma anche rinascite.   questo il mistero della presenza dello Spirito Santo in noi.

Nel mistero trinitario lo Spirito Santo è l’amore fatto Persona, mentre noi, pur avvertendo la forza dell’amore, non riusciamo a identificarlo come Persona. Nel nostro linguaggio l’amore in se stesso non c’è, se manca colui che ama.

La Scuola francescana ha dato allo Spirito Santo il nome di “dono”. La Persona dello Spirito Santo è il primo dono che rende possibile alla persona umana di farsi dono all’altro. Se nella famiglia umana i doni rimangono nascosti, si annulla l’immagine e la similitudine del Signore.

Altrimenti questi doni si moltiplicano. Allora lo Spirito consolatore agisce in noi dandoci sicurezza, dolcezza, fortezza e dignità umana. Allora non ci sentiamo più soli, ma realizzati in pienezza, perché inabitati da Lui e resi figli del Padre celeste.

 

Lucia Baldo

 

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