L’uomo in S. Francesco

9 marzo 2016 | pubblicato in: Spiritualità Francescana | commenti: Commenta questo articolo

 

 

La cultura al tempo di S. Francesco

A differenza del pensiero moderno in cui domina il pensiero laicista, nel Medio Evo l’universo era visto esclusivamente in rapporto alla fede. La cultura si formava nelle scuole dei monaci in Francia (Chartres, Cluny, Citeaux) come in Italia (Montecassino) ed era improntata a una visione dell’uomo diviso in se stesso: da una parte c’era l’anima umana di cui veniva fortemente accentuata la dignità, dall’altra c’era il corpo considerato come un ostacolo alla vita dello spirito e, come tale, da sottoporre a penitenze fisiche per togliergli quella forza che in esso si opponeva alla forza dello spirito. Questo dualismo, risalente al mondo platonico, vedeva nella lotta dell’anima contro il corpo, la realizzazione della dignità dell’uomo che per i Padri della Chiesa risiedeva nell’essere l’anima immagine di Dio nelle sue forze naturali di conoscenza e volontà, e similitudine di Dio nei suoi doni soprannaturali di fede, speranza e carità.
In questo modo quando si pensava a Cristo vero uomo, si pensava solo all’anima.
In definitiva sembrava che per salire verso Dio, fosse necessario disprezzare il mondo. Fu il monaco Lotario, futuro papa Innocenzo III (colui che avrebbe in seguito approvato la Regola di S. Francesco), a teorizzare questo disprezzo del mondo nel “De contemptu mundi” in cui egli descrive tutta la miseria del mondo e invita a disprezzare la fugacità in cui si è immersi mediante il proprio corpo.
Tuttavia per la presenza del corpo di Cristo nel mondo attraverso l’Incarnazione, i dotti non arrivarono fino alla rottura totale dell’anima e del corpo e alla valorizzazione esclusiva dell’anima, poiché come si fa a disprezzare il corpo di Cristo? Grazie all’Incarnazione, i sanatale-2nti dottori facevano vedere come anche nel mondo vi sia la presenza di qualcosa di superiore, che è il corpo di Cristo. Pertanto l’opposizione tra anima e corpo non era così radicale. A livello culturale alto non si arrivò alle visioni sanguigne, estreme del popolo, ma si cercò un certo compromesso tra anima e corpo: si elevava un po’ il corpo, però lo si vedeva sempre in opposizione allo spirito.

 

I movimenti popolari
Accanto al mondo dei dotti, nel Medio Evo fiorirono dei movimenti popolari che si diffusero ovunque e che anche S. Francesco conobbe. Alla guida di essi si pose il movimento dei Catari (puri) che in Italia si chiamarono Patarini e in Francia Albigesi. Accanto a questi, però, ci furono movimenti minori, quali: gli Umiliati, i Poveri Lombardi ecc.. Ciò che li accomunava era il disprezzo del corpo dell’uomo e la valorizzazione dell’anima con toni ora estremi (i Flagellanti si battevano sulla schiena i flagelli) ora più concilianti. Essi erano accomunati anche dall’esaltazione assoluta della povertà, perché essa li liberava dalla soggezione alle esigenze e alle passioni del corpo. Pertanto la loro visione della povertà si basava sul disprezzo del mondo.
I Catari arrivarono a sostenere anche che solo lo spirito è creato da Dio, mentre il corpo è creato dal diavolo. Alcuni ritenevano che nel corpo di ogni uomo fosse presente un demonio, cioè uno di quegli spiriti che si ribellarono e che, per punizione, furono rinchiusi in un corpo umano. Altri ancora arrivarono a dire che il principio del bene produce l’anima dell’uomo e il principio del male produce il corpo. Quindi quello che conta è liberarsi dal corpo, fatto dal principio del male, anche ricorrendo al suicidio o all’endura che consisteva nel lasciarsi morire di inedia. Anche i sacramenti venivano rifiutati. Tra questi in primo luogo il matrimonio perché ritenevano contaminasse radicalmente la vita dello spirito. Giunsero perfino a dire che una gestante doveva uccidere il bambino che aveva in seno per potersi liberare della corporeità. Questo era il clima del tempo.

 

S. Francesco e la dignità umana
In questo contesto storico S. Francesco ha un’intuizione assolutamente rivoluzionaria che lo rende fratello di tutti gli uomini. Essa consiste nel considerare la dignità dell’uomo, inclusa la dignità del suo corpo. In questa maniera egli diviene creatore di cultura per tutto il Rinascimento e per il pensiero venuto dopo di lui.
Il “De contemptu mundi” si basava sul Qoelet, il libro dell’Antico Testamento in cui si afferma che tutto è vanità e che non c’è niente di nuovo sotto il sole. Dopo S. Francesco lo sforzo dei francescani all’Università di Parigi fu quello di capovolgere l’assunto di questo libro, dicendo che il nuovo c’è ed è l’Incarnazione del Figlio di Dio. Da questo rovesciamento di prospettiva, S. Bonaventura, nel suo commento al Qoelet, dice che secondo la visione del mondo introdotta dal Santo di Assisi tutto è buono, tranne il peccato.
Per capire la novità di questa intuizione, leggiamo la V Ammonizione di S. Francesco: “Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo, e a similitudine di lui secondo lo spirito” (FF 153).
Queste parole esprimono la rivoluzione che S. Francesco ha fatto nella valorizzazione dell’uomo. La sublime condizione dell’uomo, nell’unità di corpo e anima, consiste nell’essere il corpo dell’uomo a immagine del corpo di Cristo e lo spirito dell’uomo a similitudine dello spirito di Cristo. Il Cristo è posto come centro di senso e di significato che eleva l’uomo in quanto immagine del corpo di Cristo e similitudine dello spirito di Cristo. Questa intuizione è come una folgorazione che cancella tutta la cultura precedente della divisione e del disprezzo del corpo dell’uomo. Da essa nasce una disposizione di spirito completamente nuova, di cui la V Ammonizione è la chiave. Sono stati fatti molti studi sulla V Ammonizione, perché sembrava impossibile che un santo visto come illetterato, ignorante, privo di valore nel campo del pensiero, potesse avere una tale intuizione. Sono stati soprattutto i non cattolici (Michelet, Sabatier, Töde…) a valorizzarlo, mentre tra i cattolici lungo i secoli c’è stato chi l’ha ridotto a una figurina oleografica che parla agli uccelli. Invece proprio grazie alla sua profonda esperienza divina è potuta scaturire questa intuizione della dignità del corpo dell’uomo.
Si tratta di un’intuizione dai risvolti enormi, perché abbraccia il modo di relazionarsi degli uomini tra di loro e il rapporto dell’uomo con l’universo; ma soprattutto coinvolge il problema della pace dell’uomo in se stesso, che non si ottiene mediante l’opposizione o la dialettica interiore, ma mediante un’armonia interiore di corpo e spirito, senza cui, per S. Francesco, non conta nessuna religione.

A cura di Lucia Baldo

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