Povertà

7 febbraio 2013 | pubblicato in: Spiritualità Francescana | commenti: Commenta questo articolo

 

S. Francesco è spesso ricordato come il Poverello di Assisi che ha rinunciato ai beni materiali per seguire Cristo povero epovertà-mistica crocifisso.

Come affermano le biografie il Santo conobbe la sua vocazione recandosi alla Porziuncola dove ebbe l’occasione di ascoltare un brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli apostoli di predicare il regno di Dio. Ed udendo che i discepoli di Cristo devono essere poveri, subito esultante esclamò: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore”(FF 356).

E fu così che cominciò la sua vita apostolica in povertà e letizia.

Tale scelta non è un’esaltazione della povertà che disprezzi i beni materiali e coloro che li possiedono. In questo errore cadde la setta dei Fraticelli che idolatrarono la povertà infrangendo ogni virtù cristiana a partire dal comandamento dell’amore fraterno.

Quando si parla di povertà è riduttivo pensare alla sola rinuncia ai beni materiali, infatti, come afferma S. Paolo, se non si avesse la carità (cioè l’Amore di Dio) non servirebbe a nulla distribuire tutti i propri beni(1 Cor 13,3).

La vera povertà è rinuncia alla propria autosufficienza, per vivere come creature che il Creatore continua a creare.

La vera povertà è quella che consente di fare spazio dentro di sé all’Amore di Dio e poi testimoniarlo al mondo nella letizia.

Gli Scritti di S. Francesco ci indicano concretamente il modo di agire in povertà seguendo l’azione esemplare di Cristo:

 

povertà-san-Francesco

 

Ammonizione II relativa all’espropriazione della nostra volontà per liberarci dal peccato facendo la volontà di Dio.

Disse il Signore a Adamo: «Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell’albero della scienza del bene e del male non ne mangiare» (Gen 2,16-17). Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso, egli, finché non contravvenne all’obbedienza, non peccò.
Mangia infatti, dell’albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui; e cosi, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, é diventato per lui il frutto della scienza del male. Bisogna perciò che ne sopporti la pena.”(FF 146-147)

 

 

Ammonizione IV relativa all’espropriazione del proprio ufficio

“Dice il Signore: “Non sono venuto per essere servito ma per servire”. Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi ai fratelli. E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della loro anima”(FF 152).

 

 

Ammonizione VII relativa all’espropriazione della conoscenza letterale della Scrittura. La conoscenza diventa un proprio possesso se non è vivificata assumendola concretamente nella propria vita. Solo così può essere trasmessa agli altri.

“Dice l’apostolo: “La lettera uccide, lo spirito invece dà vita”. Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e agli amici.
Così pure sono morti a causa della lettera, quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l’attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono con la parola e con l’esempio all’altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene”
(FF 156).

 

 

Ammonizione XI relativa all’espropriazione dall’ira e dallo sdegno per il peccato altrui.

Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo dl Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella colpa (Cfr. Rm 2,5). Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. Ed egli é beato perché, rendendo a Cesare quello che é di Cesare e a Dio quello che é di Dio (Mt 22,21), non gli rimane nulla per sé.”(FF 160)

 

 

Ammonizione XIV relativa ai poveri di spirito.

Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). Ci sono molti che applicandosi insistentemente a preghiere ed uffici, fanno molte astinenze e molte mortificazioni nei loro corpi;  ma per una sola parola che sembra ingiuria della loro persona, o per qualsiasi altra cosa che è loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi non sono poveri di spirito, poiché chi è veramente povero di spirito odia sé (Cfr Lc 14,26) e ama quelli che lo percuotono nella guancia (Cfr Mt 5,39)”(FF  163)

 

 

 

 

 

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