Nella lettera enciclica “Fratelli tutti” Papa Francesco ci confida una  sua preoccupazione: “Passata la crisi sanitaria del Covid, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri” ma solo un “noi“ (FT, 35). La pandemia infatti si sta manifestando come una voce potente che arriva a tutti gli orecchi e a tutte le coscienze e richiama tutti a conversione, a cambiare il nostro modo di stare nel mondo, in questa casa comune che è la terra. Sarebbe un guaio se non venisse ascoltata e se addirittura ci si radicasse in stili di vita del passato chiaramente ingiusti e contrari al bene comune di tutti i popoli in una vita disattenta e distruttrice della bellezza del creato. Il Papa intende indicare a tutti gli uomini “un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo” per riprendere il disegno di Dio sulla vita dell’umanità ed allo stesso tempo per custodire la bellezza del creato.

 

                                                                                Veglia di preghiera
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Il Signore apra il nostro cuore e ci conceda una preghiera intensa e un incontro filiale con Lui.

 

Preghiamo insieme:
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri, per la forza del tuo amore, di fare quello che sappiamo che Tu vuoi e di volere sempre quello che a Te piace, affinché sempre più interiormente purificati, interiormente illuminati e infiammati dal fuoco dello Spirito Santo possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo e, con l’aiuto della sola sua grazia, giungere a Te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice vivi e regni e sei glorioso, Dio Onnipotente, per tutti secoli dei secoli. Amen

 

Canto

 

È stupenda ed anche commovente la passione di Papa Francesco nell’indicare, in nome di Dio, una
via che porterebbe veramente ad una vita migliore per tutta l’umanità, una via che non lascerebbe
nessuno ai margini, che non escluderebbe nessuno alla mensa imbandita per tutti i popoli.
Questa via, come ci ripete Papa Francesco, consiste nell’abbattere i muri che separano l’umanità
in gruppi l’un contro l’altro armati e nel costruire ponti per l’incontro e per relazioni pienamente
fraterne. Ascoltiamo le parole del Papa.

 

Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante
A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre
più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia
e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso. Il futuro delle nostre società è un futuro “a colori”, arricchito dalle diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo
imparare a vivere insieme, in armonia e pace. Mi è particolarmente cara l’immagine, nel giorno
del Battesimo: “battesimo” della Chiesa a Pentecoste, della gente di Gerusalemme che ascolta
l’annuncio della salvezza subito dopo la discesa dello Spirito Santo: “Siamo Parti, Medi, Elamiti,
abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia
e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Ebrei
e .proseliti, Cretesi ed Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”
(At 2,9-11). E’ l’ideale della nuova Gerusalemme dove tutti i popoli si ritrovano uniti in pace e concordia,
celebrando la bontà di Dio e le meraviglie del creato. Ma per raggiungere questo ideale
dobbiamo impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano
la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In
questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre
paure per lasciarci arricchire dalle diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo
trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire il miracolo di
un noi sempre più grande.

 

Preghiamo il Signore Gesù Cristo in questo tempo di crisi che stiamo attraversando insieme a
tutta l’umanità. La pandemia, che faticosamente stiamo superando, ci aveva fatto sperare un
cambiamento profondo del cuore e dell’agire, nuove relazioni, nuovi programmi sociali partendo
dalla constatazione che siamo tutti sulla stessa barca, colpiti dalla stessa tempesta. Purtroppo
i segnali del cambiamento sono deboli e dubitiamo che ci sia un rinnovamento e che sinceramente
stiamo uscendo dal nostro “io” decisi ad allargare il nostro “noi”, sostituendo gli altri con fratelli.
Ascoltiamo dagli scritti di Don Tonino Bello parole che esprimono il nostro stato d’animo.

Eccoci, Signore, davanti a Te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo
sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chi sa quali interminabili
rettilinei. E’ perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre,
e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni
della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui
moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te. Forse mai come in questo tempo sentiamo nostre
le parole di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Ad ogni modo,
vogliamo ringraziarti ugualmente. Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci
aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla. Grazie, perché obbligandoci a prendere
atto dei nostri bilanci deficitari, ci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa,
invano vi faticano i costruttori. Grazie, Signore, perché se ci fai sperimentare la povertà della
mietitura tu dimostri di volerci veramente bene, poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose
dal tarlo dell’efficientismo, raffreni i nostri desideri di onnipotenza e non ci esponi al ridicolo
di fronte alla storia. Grazie, Signore, perché ci conservi nel tuo amore e continui ad aver
fiducia in noi e non ci avvilisci per le nostre inettitudini e ci dai speranza di poter sanare i nostri
dissesti.

 

Canto

 

S. Paolo definisce lo stato di chi è fuori della salvezza operata da Gesù Cristo come un essere
lontani, un essere estranei tra di noi; eppure Dio Creatore ci aveva creati come una famiglia. Il
peccato ha portato inimicizia: tra due fratelli e Caino uccide Abele. Ma tutta l’umanità è coinvolta
in una selva inestricabile di inimicizie, di steccati, di incapacità di relazioni come afferma
il racconto della Torre di Babele. Gesù Cristo per distruggere le inimicizie ha versato il suo sangue
e tramite la Croce ha ricostituito la possibilità dell’incontro e dell’unità, riponendo all’orizzonte
dell’umanità la costruzione di un noi.

 

Dalla lettera di S. Paolo agli Efesini (2,13-22)
Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di
Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che dei due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro
di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così Egli ha abolito la
Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce.
Con la sua venuta ha annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di Lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio,
edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso
Cristo Gesù. In Lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore,
in Lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello
Spirito.

 

Preghiamo
Signore Gesù Cristo, noi vediamo con chiarezza la necessità di cambiare le nostre relazioni, le
regole del nostro vivere sociale e la inutilità di costruire privilegi, gruppi separati e di conseguenza
scarti ed esclusi. Ma conosciamo per esperienza la durezza del nostro cuore, resistente
alla tua parola e a tutto ciò che è suggerito dal tuo Santo Spirito. La tua misericordia vinca le
nostre resistenze e ponga stabilmente tra noi la legge della fraternità e il noi come unico orizzonte.
Preghiamo: La forza del tuo Spirito rinnovi la nostra vita!

Nella santa Chiesa si abbattano i privilegi e tutto sia sempre più una fraternità fondata sull’unico
Battesimo e sulla stessa fede. Ti preghiamo: La forza del tuo Spirito rinnovi la nostra vita!

I rapporti tra i popoli non si basino sulla potenza delle armi o sulla forza delle economie o sulla
falsa superiorità delle razze, ma sulla ricerca della ricchezza di umanità che Dio Creatore ha
sparso generosamente tra tutti gli uomini perché diventi preziosi mattoni per edificare una società
che sia sempre più un noi. Ti preghiamo: La forza del tuo Spirito rinnovi la nostra vita!

Le scelte quotidiane, i gesti e i rapporti concreti, il nostro stile di vita, siano occasione per uscire
ogni giorno di più dal chiuso del nostro io e un andare responsabilmente verso un noi sempre più
aperto e coinvolgente. Ti preghiamo: La forza del tuo Spirito rinnovi la nostra vita!

 

Canto

In molti antichi mosaici la Chiesa viene rappresentata da un gregge radunato intorno al Cristo
Buon Pastore che cammina avanti e guida verso pascoli verdi e abbondanti, cioè verso la vita
piena. Il gregge costituisce un noi, una famiglia in cui ognuno ha la sua dignità. Quello che accomuna
il gregge è che tutti ascoltano la stessa voce e sono conosciuti e seguiti dallo stesso amore.
In questa condizione l’io dei singoli fiorisce costantemente in un noi.

 

Dal Vangelo Secondo Giovanni (10,1-18)
In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra
parte, è un ladro e un brigante. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli
chiama le pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue
pecore, cammina davanti ad esse e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo
invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei
[…] Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario –
che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore
e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde, perché è un mercenario e non gli importa delle
pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come
il Padre conosce me e io conosco il Padre e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che
non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno
un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama perché io do la mia vita,
per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e
il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.

 

Preghiera di Papa Francesco al termine del Messaggio per la Giornata del Migrante

Padre santo e amato, il tuo Figlio Gesù ci ha insegnato che nei Cieli si sprigiona una gioia grande
quando qualcuno che era perduto viene ritrovato, quando qualcuno che era escluso, rifiutato o
scartato viene riaccolto nel nostro noi, che diventa così sempre più grande. Ti preghiamo di concedere
a tutti i discepoli di Gesù e a tutte le persone di buona volontà la grazia di compiere la
tua volontà nel mondo. Benedici ogni gesto di accoglienza e di assistenza che ricolloca chiunque
sia in esilio nel noi della comunità e della Chiesa, affinché la nostra terra possa diventare, così
come Tu l’hai creata, la casa comune di tutti i fratelli e le sorelle. Amen

Gesù ci ha insegnato la preghiera che è anche la sua preghiera, che ci pone di fronte a un unico
Padre e con Lui formiamo un “noi” ed è impossibile sentirci un “io”: Padre nostro!

La pace del Signore sia con tutti noi!

Concludiamo con la preghiera a Maria:
O santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a
risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell’angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato
il tuo Creatore, madre sempre vergine, pietà di noi peccatori.

Su tutti noi scenda la Benedizione del Signore: Il Signore ci benedica e ci custodisca: mostri a
noi il suo Volto ed abbaia misericordia di noi. Rivolga verso di noi il suo sguardo e ci dia pace. Il
Signore ci benedica!
Amen

 

Canto finale