Il tempo dell’attesa

3 dicembre 2016 | pubblicato in: La preghiera del mese | commenti: Commenta questo articolo

 

preghiera-ottobreSiamo entrati nel tempo liturgico dell’Avvento. In queste quattro settimane che ci conducono alla celebrazione della festa della Nascita di Gesù che si fa uomo per farsi nostro fratello e manifestarci la misericordia del Padre, la Chiesa vuole farci ripensare al senso della nostra vita qui in terra: essa consiste tutta in questi cinquanta anni o più che viviamo con fatica e con la morte tutto finisce, oppure questa è solo un segmento di una esistenza che si proietta verso l’infinito? È evidente che dalla nostra convinzione intima prendono orientamento diverso le nostre attività, le nostre relazioni, i nostri affetti. L’Avvento più precisamente ci chiede se tutta la nostra vita si racchiude nell’impegno e nelle attività della quotidianità o se, nella fedeltà alla vita qui in terra, al nostro lavoro, alle nostre responsabilità, noi attendiamo qualcosa o qualcuno. La parola stessa “avvento” ci dice che qualcuno sta venendo e noi siamo invitati ad attenderlo, a tenerci pronti e preparati. Diverso è il comportamento di chi non attende nessuno, di chi vive cercando di carpire soddisfazioni, gioie, successi a qualsiasi prezzo in questi anni che passa sulla terra.

 

                                                               Veglia di preghiera

Iniziamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace di Gesù risorto, l’amore misericordioso del Padre e la comunione dello Spirito Santo, siano sempre con tutti noi.

 

Preghiamo: Signore nostro Padre, fa che ognuno di noi possa vivere alla luce della rivelazione del tuo Figlio e nostro fratello Gesù Cristo che in più occasioni ci ha detto di essere vigilanti nell’attesa e sobrii perché lui viene, perché non è qui nella vita terrena la nostra stabile dimora e c’è una patria che ci attende. Perciò, ci ha ammonito a non appesantirci nel sonno derivante da una insana sazietà dei beni della terra o in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Con la potenza del tuo Spirito, Signore, converti i nostri cuori all’ascolto della parola del tuo Figlio Gesù che è venuto nel S. Natale e verrà ancora alla fine dei tempi. Affidiamo a Lui la nostra preghiera, perché sia Lui a presentarla al tuo cospetto. Amen

 

Canto

 

Il Signore Gesù più volte ci ha parlato della fine di questo mondo che avverrà con fatti sconvolgenti ed anche dolorosi per l’umanità. Tutta la storia umana è piena di conflitti, di guerre, di terremoti, di carestie; e comunque di tanta fatica e sofferenze. Ma tutto questo avrà un termine perché questo mondo passerà e Gesù che è già venuto tra noi in umiltà, nella fragilità di un bambino, tornerà glorioso, vincitore del male e della morte. Ecco perché i primi cristiani invocavano il ritorno del Signore e si salutavano dicendosi l’un l’altro: ”Il Signore Gesù viene!”.

 

Dalla Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi (1Tess. 5,1 – 6.22)
Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non ne avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: “C’è pace e sicurezza!”, allora d’ improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri… Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Parola di Dio.

 

Preghiamo perché impariamo ad essere nell’attesa, ad essere fiduciosi nell’attesa, senza tentare di abbreviare i tempi del Signore. Preghiamo con le parole di Jean Debruynne:

Dio, tu hai scelto di farti attendere tutto il tempo di un Avvento. Io non amo attendere. Non amo attendere nelle file. Non amo attendere il mio turno. Non amo attendere il treno. Non amo attendere prima di giudicare. Non amo attendere il momento opportuno. Non amo attendere un giorno ancora. Non amo attendere perché non ho tempo e non vivo che nell’istante.

D’altronde tu lo sai bene, tutto è fatto per evitarmi l’attesa: gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e i self- service, le vendite a credito e i distributori automatici, le foto a sviluppo istantaneo, i telex e i terminali dei compiuter, la televisione e i radiogiornali… Non ho bisogno di attendere le notizie: sono loro a precedermi.

Ma tu Dio, tu hai scelto di farti attendere il tempo di tutto un Avvento. Perché tu hai fatto dell’attesa lo spazio della conversione, il faccia a faccia con ciò che è nascosto, l’usura che non si usura. L’attesa, soltanto l’attesa, l’attesa dell’attesa, l’intimità con l’attesa che è in noi perché solo l’attesa desta l’attenzione e solo l’attenzione è capace di amare. Tu sei già dato nell’attesa, e per te, Dio, attendere si coniuga come pregare. Amen

 

Canto

 

S. Francesco con le sue parole ma soprattutto con la sua vita ci insegna come vivere in questo mondo. Ha imparato da Gesù Cristo che afferma “le volpi hanno le loro tane, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. S. Francesco nella Regola definisce la modalità di vita dei frati “pellegrini e forestieri in questo mondo” (Rb 6). Insegnava ai suoi compagni ad andare per il mondo senza una fissa dimora, senza nulla che li trattenga e li fissi in questo mondo, con lo sguardo sempre rivolto alla “patria dei viventi”. Nella Lettera ai fedeli, nel capitolo II “Di coloro che non fanno penitenza”, S. Francesco fa un profilo di coloro che vivono come se avessero qui la loro patria.

 

Dalla Lettera ai fedeli di S. Francesco (FF 178/4 – 178/6)
Tutti quelli e quelle che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e praticano vizi e peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne… e con il proprio corpo servono il mondo, prigionieri del diavolo del quale sono figli e fanno le opere: costoro sono ciechi poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo… O ciechi non avete niente in questo mondo e neppure nell’altro. Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora che non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e così si muore di amara morte… E tutti i talenti e il potere e la scienza e la sapienza, che credevano di possedere, sarà loro tolta. E lasciano ai parenti ed agli amici la loro sostanza, e questi dopo esserla presa e spartita fra loro, hanno esclamato: “Maledetta sia la sua anima, perché poteva darci e procurarci di più di quanto non abbia procurato!”. A lode di Gesù Cristo e del suo servo Francesco!

 

Il pensiero e il cuore di S. Francesco possiamo trovarlo nelle sue preghiere, che ci manifestano l’intensità del suo amore a Gesù Cristo e a tutta la Trinità. Egli viveva qui in terra con tutto se stesso, amava i suoi fratelli che conosceva e stimava uno per uno, amava e serviva i poveri, i lebbrosi, annunciava a tutti il Vangelo come dono da restituire ad ogni uomo, ma già da questa vita il suo amore si era trasferito in Dio. Preghiamo anche noi con lui le “Lodi di Dio Altissimo” (FF 261):

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. Amen

 

Canto

 

A ognuno di noi il Signore ha affidato dei compiti: siamo stati creati per formare una sola famiglia, ma come in ogni famiglia ad ognuno vengono dati degli impegni con i quali collaborare al ben-essere di tutti. Gesù ci ricorda questo proprio negli ultimi giorni della sua esistenza tra noi, mentre con i suoi visitava il tempio per l’ultima volta. E questo perché nessuno, sapendo che questo mondo finirà, si ritiri nella pigrizia e nella inerzia, ma anzi trovi spinta maggiore e grande responsabilità per operare con i doni che il Signore gli ha dato.

 

Dal Vangelo secondo Marco (13,26-37)
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità dei cieli. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte… Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. E’ come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte, o al canto del gallo, o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! Parola del Signore!

 

Papa Francesco il 20 novembre 2016, a conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia, ha inviato una Lettera Apostolica “Misericordia et misera”. Sono le due parole che S. Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cf Gv 8,1-11). Papa Francesco commenta: “Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia”. Preghiamo ispirandoci a questa Lettera Apostolica.

 

Signore ti preghiamo perché, come ci ripete Papa Francesco, la Misericordia sia stabilmente il cuore pulsante della vita della Chiesa e di ogni cristiano. Ti preghiamo perché l’anno giubilare non sia stato una parentesi, ma diventi l’inizio di un atteggiamento nuovo della Chiesa di fronte ai peccatori, Ti preghiamo: Ascoltaci Signore!

Ti preghiamo Signore per le famiglie. Il sentiero della vita che porta un uomo e una donna a incontrarsi, amarsi, e davanti a Dio a promettersi fedeltà per sempre, è spesso interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine. Signore, fa che nella loro situazione di difficoltà e di complessità nel nostro mondo, sempre possano incontrare la misericordia come balsamo per sperare. Ti preghiamo: Ascoltaci, Signore!

La misericordia abiti nel cuore di ogni cristiano. Lo Spirito crei in lui un cuore nuovo capace di amare in modo pieno e purifichi i suoi occhi perché sappia vedere le necessità più nascoste e l’amore verso i fratelli diventi visibile e tangibile in iniziative concrete e dinamiche. Ti preghiamo: Ascoltaci, Signore!

Ancora oggi intere popolazioni soffrono la fame e la sete, vivono sotto la minaccia dei bombardamenti. Masse di persone continuano a migrare da un paese all’altro in cerca di cibo, di lavoro, di una casa e di pace. Le opere di misericordia corporali e spirituali sono ancora invocate e invitano anche noi a rimboccarci le maniche. Ti preghiamo: Ascoltaci, Signore!

Alzando gli occhi a Maria, che raduna in sé l’attesa, ti preghiamo Signore, rendi la nostra vita accogliente del tuo Figlio e, tramite le opere sante che lo Spirito ci dona di compiere, fa che possiamo come lei generare Gesù Cristo, misericordia di Dio per il mondo. Ti preghiamo: Ascoltaci, Signore!

Concludiamo questo tempo di preghiera con le parole che Gesù stesso ci consegnò quando i discepoli gli dissero “insegnaci a pregare”:

 

Padre nostro.

 

Scambiamoci la pace che Cristo risorto augurava sempre nelle sue apparizioni.

 

Benedizione: Il Signore ci benedica e ci custodisca,
mostri a noi il suo volto e abbia misericordia di noi.
Rivolga verso di noi il suo sguardo e ci dia pace.
Il Signore ci benedica e ci protegga sempre
per intercessione di Maria, vergine e madre,
che ha dato al mondo l’autore della vita. Amen

 

A tutti noi radunati per la preghiera, conceda il Signore la salute del corpo e la consolazione dello Spirito. Amen

 

Canto finale

 

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