La fraternità come ricerca di formazione

30 ottobre 2014 | pubblicato in: Spiritualità Francescana | commenti: Commenta questo articolo

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Che cos’è la formazione?
Per affrontare il problema della formazione, il tema della fraternità assume un’importanza fondamentale.
Ma ci chiediamo: sappiamo che cos’è la formazione?
In genere si confonde la formazione con l’informazione. È questo il primo equivoco da cui dobbiamo liberare la mente.
Nel nostro tempo la civiltà, le tecnologie, le scoperte cambiano così velocemente che è necessario informarsi continuamente per essere efficienti nella propria attività. Invece la formazione è il vero valore originale che coinvolge tutte le dimensioni della persona: la volontà, il cuore, l’iniziativa e non solo la conoscenza.
Ma quando incomincia la formazione?
La formazione inizia quando il soggetto diventa attivo. Se si rimane passivi, si è tutt’al più nell’informazione.
Una persona incomincia a formarsi quando assume nella propria vita determinate decisioni e scelte in rapporto a determinati valori.
La formazione è un’opera del soggetto, non un ascolto passivo. È un agire, una ricerca di crescita e di senso di vita.

 

Che cosa aiuta la formazione?
La formazione viene aiutata innanzitutto dall’amore. Possiamo anzi dire che senza amore non esiste formazione.
È l’amore che forma.
Il Padre celeste ha espresso l’originalità dell’uomo nella famiglia, perché soltanto in essa è presente l’amore del padre e della madre che aiutano i bambini a formarsi, altrimenti avverrebbe una massificazione, una pesantezza, un’impermeabilità ai valori.
Dove manca questa forza naturale che è la famiglia, è molto facile dimenticarsi dell’amore.
La fraternità ha questo scopo: il farsi dell’amore.
Nei suoi scritti S. Francesco considera la fraternità come assunzione e sviluppo di un amore che si dona per la realizzazione degli altri: “… se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, con quanto più affetto uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?” (FF 91).
S. Francesco è un radicale e capisce benissimo che il modello dell’“amore che forma” deve avvenire in una famiglia che si rifà direttamente a Cristo!
Pertanto se i fratelli non si amano, formano un ghetto in cui, anziché costruire, si distrugge e gli egoismi, le piccole chiusure si frizionano a vicenda, si scontrano.
Sarebbe diverso se si parlasse di una comunità operativa; ma la fraternità in una visione francescana, per la sua enorme e radicale gratuità, se non è retta e continuamente rinnovata dall’amore, non è più umana.
Il rischio più facile in una fraternità è l’eclissi dell’amore.
Essere fratelli in modo attivo significa entrare a far parte del primato dell’amore concreto: potente linfa rinnovatrice che scopre valori, che trasforma, che è condivisione, aiuto, ascolto, risposta, testimonianza, donazione di se stesso.
È l’amore che fa crescere, come dice Dante al termine di ogni cantica della Divina Commedia: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
La verifica del nostro essere fratelli è data dalla presenza in noi dell’amore. Altrimenti non c’è crescita umana.
L’amore è la forza vitale dei fratelli.
La mentalità materialistica e meccanicistica del nostro tempo è tutta rivolta al “che cosa” programmare e non al “come”, mentre la persona cresce nel “come”, non nel “che cosa”.
L’amore non è un “che cosa”, ma è un modo. È il “come” pieno.
S. Bonaventura diceva che la parola dell’uomo è inadeguata, perché non ama l’uomo che la pronuncia.
Invece la parola del Padre celeste, il Verbo eterno, ama il Padre che la pronuncia.
Il Verbo è la parola piena, perché ama il Padre.

 

Il linguaggio che forma e trasforma
Ci siamo così introdotti nel secondo principio della formazione che è il linguaggio.
Il linguaggio è la parola che forma.
Noi forse non ci siamo mai chiesti quali siano le parole piene e quali le vuote, quali siano le parole che trasformano e quali quelle che suonano senza produrre niente.
Se la nostra vita è chiusa, anche le nostre parole sono chiuse e possono, tutt’al più, informare, ma non trasformare. Di qui la responsabilità di fronte alla parola. Per questo il francescanesimo si rifà alla Parola eterna: il Vangelo.
Perché la nostra parola sia evangelica, dobbiamo prendere in mano ogni giorno il Vangelo. Nessun giorno senza una pagina di Vangelo, se vogliamo una fraternità in formazione!
La fraternità, secondo S. Francesco, è un rapporto formativo, per cui tutti i fratelli sono di fronte alla Parola e debbono porsi il problema della modalità della loro parola che è coinvolta in una certa totalità di senso.
Noi dobbiamo confrontare le nostre parole con la Parola eterna del Padre che si è espresso nella storia attraverso la Scrittura e poi si è rivelato in un modo pieno nel Vangelo. È questa la Parola eterna che ama e, amando, è una parola piena e, perciò, trasforma.

 

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