Senza la croce non c’è risurrezione

9 aprile 2019 | pubblicato in: La preghiera del mese | commenti: Commenta questo articolo

 

preghieraNel cammino quaresimale noi saliamo con Gesù verso Gerusalemme per celebrare la Pasqua. In questo cammino incontriamo la Croce di Gesù. Parlare della Croce nel nostro tempo sembra una cosa inusuale, roba del passato. Ma noi diciamo: non è possibile comprendere la Pasqua prescindendo dalla Croce. D’altra parte la nostra stessa vita diventa incomprensibile se non ci lasciamo illuminare dalla Croce: le nostre sofferenze, i nostri fallimenti, le difficoltà di ogni genere che vengono a popolare la nostra vita; tutto diventa incomprensibile e assurdo se non alziamo gli occhi alla Croce. Nel dialogo notturno con Nicodemo Gesù ci dice: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14). Senza la Croce non c’è salvezza, senza la Croce non c’è risurrezione, non c’è la vita. La Croce ci indica anche la via: Gesù ci ammonisce: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). La Croce di cui parla Gesù è il peso della nostra vita quotidiana, la sofferenza che incontriamo nelle nostre giornate. Per questo, mentre già intravvediamo le luci della Pasqua, vogliamo fermarci a riflettere davanti alla Croce di Gesù.

 

                                                                   Veglia di preghiera

 

 

Presidente:Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. L’amore del Padre e di Gesù suo Figlio; la luce dello Spirito Santo venga su tutti noi. Amen

Preghiamo: Signore Gesù Cristo, mentre saliamo con te verso Gerusalemme e vediamo che tu hai fretta e ci precedi per giungere quanto prima alla Pasqua, ci poniamo a fianco a te con amore, ti presentiamo le nostre sofferenze, volgiamo i nostri sguardi e i nostri cuori alla tua santa Croce e, forti della tue promesse, ti preghiamo: “Benedetto sia il nostro Redentore, che ci ha dato la vita con la sua morte. O Redentore, realizza in noi il mistero della tua redenzione, per la tua passione, la tua morte e resurrezione” (Liturgia maronita).

 

Canto

 

La nostra riflessione inizia dal desiderio di comprendere per quanto ci è possibile il significato della Croce nella vita di Gesù e nella comprensione della Chiesa. Chiaramente solo con la fede possiamo capire qualcosa di questo ineffabile mistero della Croce, rivelazione dell’amore sconfinato di Dio verso di noi. Iniziamo la nostra meditazione dalla pagina di un teologo e vescovo della Chiesa dei nostri giorni.

 

Da “Gesù di Nazaret” di Bruno Forte
La vita di Gesù è tutta orientata alla Croce: le narrazioni evangeliche non sono che storie della passione. L’intera vicenda del Nazareno sta sotto il segno grave e doloroso della Croce: tutta la vita di Cristo fu croce e martirio. Da quando l’annuncio cristiano risuona nel tempo, il racconto della storia di Dio fra gli uomini è indissolubilmente unito a quella storia ossia a quella passione, che è la storia della sua vita: il vangelo delle sue sofferenze. Non si capirà la vita di Gesù senza la Croce, come peraltro non si capirà la croce senza il cammino verso di essa. È per ciò che la comunità delle origini ha potuto riconoscere nel Nazareno “l’uomo dei dolori” di cui parla il profeta Isaia: come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non aprì la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato. “Cristo patì per voi… egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della Croce… Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2, 21-25). Colui che soffrì nella carne è morto “giusto per gli ingiusti”, annoverato tra malfattori, lui, che non cercò di piacere a se stesso e in cambio della gioia che gli era posta innanzi si sottopose alla Croce. Gesù di Nazaret è il Servo, l’Innocente che soffre per puro amore sotto il peso dell’ingiustizia del mondo.

 

Rivolgiamo la nostra preghiera a Dio che misteriosamente, ma di sicuro per amore smisurato, ha voluto salvarci con la Croce di Gesù e ha voluto indicarci il Crocifisso come punto a cui guardare nei momenti bui della nostra vita. Prendiamo in prestito le parole di Papa Francesco:

O Dio, nostro Padre, noi ti ringraziamo: in Gesù morto in Croce, ci manifesti quanto grande sia il tuo amore per noi; in Lui ogni giorno tu allarghi le tue braccia, ci accogli gratuitamente, trasformi dal di dentro le nostre esistenze, e ci fai nascere a nuova dignità e responsabilità; aiutaci a non sottrarci mai al tuo amore e manda il tuo Spirito perché viviamo secondo la dignità che tu ci hai restituito.
Signore Gesù, è sconvolgente che tu ci abbia amato fino a morire in Croce per noi. È un mistero troppo grande che affascina e spaventa e una vita intera non sarà sufficiente per comprenderlo e abbracciarlo. Ogni volta che guardiamo verso la Croce noi scorgiamo quel bene che nessuno può darci: abbiamo la certezza del tuo amore fedele, un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella nostra morte per vincerla e salvarci. Nella tua Croce c’è tutto l’amore del Padre, c’è la sua immensa misericordia, un amore di cui possiamo fidarci, nel quale possiamo credere. Noi ci affidiamo a te, Signore Gesù: tu non deludi mai nessuno!

 

Canto

 

La Croce del Signore fin dall’inizio della Chiesa è stata benedetta e cantata come “albero della vita” “ ancora di salvezza” “ fonte della nostra gioia”. L’immagine del Crocifisso riassume i comandi che Dio aveva dato al suo Popolo: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti trovi in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte” (Det 6, 6 – 8). La Croce di Gesù è la manifestazione più evidente dell’amore di Dio.

 

Dall’Omelia sulla Pasqua di Melitone di Sardi:
Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, “al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen” (Ga 1,5). Egli scese dai cieli sulla terra per l’umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell’uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo spirito immortale distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall’Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue.
Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone.
Egli è colui che percosse l’iniquità e l’ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l’Egitto.
Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre, Egli è la Pasqua della nostra salvezza.
Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell’agnello fu sgozzato. Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.
Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l’agnello che non apre bocca, egli è l’agnello ucciso, egli è l’agnello nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all’uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.
Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l’umanità dal profondo del sepolcro. Benedetta la Croce di Gesù. Amen

 

Preghiamo con le parole di un discorso ai giovani di Papa Francesco che non perde occasione per invitare tutti, specialmente i giovani a guardare alla Croce e a rendere presente la Croce in ogni ambiente in cui vivono. Preghiamo insieme:

Gesù con la tua Croce percorri le nostre strade e prendi su di te le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde. Con la tua Croce Gesù ti unisci alle vittime della violenza, che ormai non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi.
Con la tua Croce Gesù ti unisci alle famiglie che sono in difficoltà e che piangono la tragica perdita dei loro figli.
Con la tua Croce Gesù ti unisci a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo, che dall’altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno tonnellate di cibo.
Con la tua Croce Gesù sei unito a tante madri e a tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga.
Con la tua Croce Gesù ti unisci a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle.
Per la tua Croce Gesù sei unito a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono l’egoismo e la corruzione, o che hanno perso la fede nella Chiesa e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo.
Nella tua Croce, o Cristo, c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo, anche il nostro, e tu accogli tutto con le braccia aperte, carichi sulle tue spalle le nostre croci e ci dici: coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita.

 

Canto

 

L’amore alla Croce è stato nel cuore di tutti i santi. Riportiamo la testimonianza di S. Francesco rivolgendosi al quale dice S. Bonaventura: “O glorioso alfiere di Cristo, tu che cominciando dalla Croce, sei progredito seguendo la regola della Croce e nella Croce hai portato a compimento la tua opera” (FF 1329).

 

Dalla Leggenda Maggiore di S. Bonaventura (FF 1256)
L’uomo nuovo Francesco risplendette per un nuovo e stupendo miracolo quando per un privilegio straordinario non concesso nelle età precedenti, apparve insignito e adorno delle stimmate sacre e fu configurato in questo corpo di morte, al corpo del Crocifisso. Qualunque lode lingua umana dica di questo prodigio, non sarà mai lode adeguata. In verità tutto l’impegno dell’uomo di Dio, in pubblico e in privato, mirava alla Croce del Signore: per questo prese l’abito della penitenza, fatto in forma di croce, racchiudendosi in essa per contrassegnare anche esteriormente il suo corpo con il segno della Croce, che era stato impresso nel suo cuore all’inizio della conversione. Di modo che, come il suo spirito si era interiormente rivestito del Signore crocifisso, così anche il suo corpo si rivestisse delle armi della Croce e il suo esercito militasse sotto quella stessa insegna con la quale Dio aveva debellato le potestà diaboliche. Inoltre varie volte, fin da quando aveva cominciato a militare per il Crocifisso, rifulsero intorno a lui i misteri della Croce. Ciò appare chiaramente a chi considera lo svolgimento della sua vita, cioè a chi considera le sette apparizioni della Croce del Signore, dalle quali egli fu totalmente trasfigurato per opera d’estatico amore verso di Lui, a immagine del Crocifisso, nel pensiero, nel cuore, nelle opere. Ben a ragione pertanto, il Re sommo e clemente, benigno oltre ogni umana immaginazione con chi lo ama, volle che Francesco portasse impresso nel proprio corpo il vessillo della sua Croce e così colui che era stato prevenuto con il dono di un ammirabile amore per la Croce risultasse anche degno di meraviglia, a causa di un ammirabile onore della Croce. A laude di Dio e del suo servo Francesco.

 

Sul Calvario, ai piedi della Croce stava Maria, la Madre di Gesù. Gli amici di Gesù erano tutti fuggiti e lo avevano lasciato solo. Con lei c’era solo l’Apostolo Giovanni. Ci domandiamo: il dolore di Maria davanti al figlio che muore in quel modo cruento e ingiusto non era forse intenso come quello di Gesù? Con Jacopone da Todi guardiamo a Maria, Madre dei dolori.

La Madre in pianto sta presso la Croce da cui pende il Figlio.
Immersa in angoscia mortale geme nell’intimo del cuore trafitta da una spada.
Quanto grande è il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell’Unigenito!
Piange la Madre pietosa contemplando le piaghe del divino suo figlio.
Chi può trattenersi dal pianto davanti alla madre di Cristo in tanto tormento?
Chi può non provare dolore davanti alla madre che porta la morte del figlio?
Per i peccati del popolo suo ella vede Gesù nei tormenti del duro supplizio
Per noi ella vede morire il dolce suo figlio, solo, nell’ultim’ora.
O madre, sorgente di amore, fa’ ch’io viva il tuo martirio, fa’ ch’io pianga le tue lacrime.
Fa’ che arda il mio cuore nell’amare il Cristo Dio per essergli gradito.
Ti prego, Madre santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del tuo figlio.
Con te lascia ch’io pianga il Cristo Crocifisso finché avrò vita. Amen

 

Canto

 

Un momento di silenzio

 

Recita del Padre nostro e scambio della pace, ricordando che siamo ormai alla Pasqua.

 

Benedizione:

Il Signore ci benedica e ci custodisca;
mostri a noi il suo volto e abbia misericordia di noi.
Rivolga il suo volto verso di noi ci dia pace. Amen

 

Canto finale

 

Fraternità Francescana Frate Jacopa – Preghiera mese di aprile 2019 

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